Martina Cleo Ungarelli, in arte Cleo, è una voce che ha portato nella musica italiana un mix poco comune di tecnica, impatto scenico e identità punk. La sua traiettoria conta perché unisce formazione musicale, esperienza live e una band, le Bambole di Pezza, che ha sempre legato energia e messaggio. In questo articolo ricostruisco il suo profilo artistico, le tappe che l’hanno resa riconoscibile e i motivi per cui il suo nome pesa sempre di più nella scena italiana.
Le informazioni chiave su Cleo in pochi punti
- È la voce principale delle Bambole di Pezza dal nuovo assetto della band avviato nel 2021.
- Il suo percorso parte da una formazione musicale solida, con studi di canto e batteria e una base jazz.
- La sua immagine artistica funziona perché unisce attitudine punk, presenza scenica e temi sociali.
- Il rilancio della band ha portato a singoli, album e concerti che hanno ampliato molto la sua visibilità.
- Sanremo 2026 ha aumentato l’attenzione sul progetto, ma non ha creato da zero la sua identità artistica.
Chi è Cleo e perché la sua voce pesa nella scena italiana
Io la leggerei prima di tutto come una frontwoman di band, non come una figura nata per il circuito del gossip. Il punto interessante non è soltanto chi sia a livello anagrafico, ma come abbia costruito una presenza riconoscibile: voce, postura sul palco, repertorio e un immaginario che non cerca di piacere a tutti i costi.
Nella musica italiana contemporanea non è banale trovare un profilo che tenga insieme energia rock, consapevolezza estetica e una narrativa coerente. Cleo funziona proprio per questo: non sembra un volto aggiunto dopo, ma il centro di un progetto che ha una direzione chiara. E quando una cantante diventa credibile in quel modo, il pubblico smette di vedere solo il personaggio e inizia a seguire l’artista.
Per capire davvero il suo percorso, però, bisogna partire dalle radici. È lì che si vede se un nome è solo esposto o se ha una base solida. La parte successiva è decisiva.
Le radici musicali tra Brianza, conservatorio e jazz
Dai profili pubblici e dai racconti disponibili emerge un percorso tutt’altro che improvvisato. Cleo è cresciuta in Brianza e ha coltivato la musica fin da piccola, passando da studi di canto e batteria fino a una formazione che include anche il jazz. Questo dettaglio, per me, è importante: spiega perché la sua performance non vive solo di energia, ma anche di controllo del tempo, fraseggio e tenuta vocale.
Quando una cantante ha un retroterra strumentale, si sente. Si sente nel modo in cui entra sul beat, nel modo in cui regge un ritornello senza svuotarlo e nel modo in cui costruisce tensione dal vivo. Nel suo caso, la batteria non è un semplice dato biografico: è una chiave per leggere la sua precisione ritmica e la sua attitudine da palco. Il jazz, invece, lascia un segno diverso, più sottile ma decisivo: elasticità, ascolto e meno paura di sporcare il suono.
Questo spiega anche perché il suo profilo non va trattato come quello di una cantante “arrivata” all’improvviso. La credibilità di un’artista si vede quasi sempre prima del momento di massima esposizione, e qui la preparazione precede chiaramente la notorietà. Da questa base nasce il passaggio più importante della sua storia recente.
L’ingresso nelle Bambole di Pezza e la ripartenza del progetto
Il salto decisivo arriva nel 2021, quando Cleo entra nella formazione attuale delle Bambole di Pezza e ne diventa la voce principale. Da lì in poi, il progetto riparte con una struttura più ampia e una forza comunicativa molto più evidente. Non è solo un cambio di cantante: è una vera ripartenza di identità, con nuovi singoli, nuovi palchi e una visibilità che cresce anno dopo anno.
| Anno | Tappa | Perché conta |
|---|---|---|
| 2021 | Ingresso nel nuovo assetto delle Bambole di Pezza | Segna l’inizio della fase in cui Cleo diventa il volto e la voce del progetto |
| 2022 | Debutto al Concerto del Primo Maggio e uscita di singoli molto forti sul piano identitario | La band torna a parlare a un pubblico ampio senza perdere la propria impronta |
| 2022 | Favole (mi hai rotto il caxxo) supera i 2 milioni di stream su Spotify | È il segnale più concreto che il rilancio non è solo simbolico, ma anche numerico |
| 2023 | Esce l’album Dirty | La band consolida il nuovo corso con un lavoro pieno e non con singoli isolati |
| 2025 | Pubblicazione di Wanted e nuova attività live | Dimostra continuità, non un episodio di successo momentaneo |
| 2026 | Sanremo e Resta con me | Apre il progetto a un pubblico ancora più largo |
La cosa che mi interessa di più, qui, è il passaggio da band di nicchia a nome riconoscibile anche fuori dal circuito rock. Questo tipo di crescita è più raro di quanto sembri: non basta una canzone che gira bene, serve continuità, un live credibile e una direzione artistica che non si sfilacci al primo momento di pressione. E le Bambole di Pezza, con Cleo in voce, hanno lavorato proprio su questo.
Il risultato è un profilo che oggi si può leggere su due livelli: da una parte la cantante di una band storica e militante, dall’altra una performer capace di reggere la scena anche quando il contesto diventa più mainstream. Da qui si capisce meglio il suo stile.

Lo stile che la rende riconoscibile dal primo ascolto
La forza di Cleo, secondo me, non sta nel rifinire tutto fino a renderlo innocuo. Sta nel contrario: nel lasciare che la voce conservi attrito, corpo e intenzione. In un panorama spesso levigato, questa è una qualità che attira subito l’attenzione. Non serve un virtuosismo esibito per restare impressi; serve una presenza che faccia sentire che ogni frase viene cantata con un motivo preciso.
Il suo stile si appoggia a tre elementi chiari. Primo: una vocalità che deve funzionare dentro il rock, quindi con spinta e tenuta. Secondo: un’attitudine scenica che non chiede permesso. Terzo: una scrittura e una scelta di repertorio che parlano di libertà, conflitto, corpo, relazione con gli altri e rifiuto dei cliché. In pratica, la dimensione artistica e quella narrativa stanno insieme.
- Voce: diretta, con energia e senza manierismi inutili.
- Presenza: fisica, sicura, pensata per il live.
- Messaggio: femminismo, autodeterminazione, anti-violenza, rifiuto degli stereotipi.
- Coerenza: la parte estetica non contraddice la sostanza del progetto.
Qui c’è anche un aspetto che spesso viene sottovalutato: l’impegno sociale, se non è sorretto da un’identità musicale vera, si spegne in fretta. Nel suo caso, invece, il messaggio regge perché è sostenuto da un suono e da una band che hanno già una storia. È da questa coerenza che passa il valore dell’intero progetto.
Perché sanremo ha amplificato un percorso già costruito
Sanremo 2026 ha fatto da megafono, non da punto di partenza. È una distinzione importante, perché nel dibattito italiano si tende spesso a confondere la visibilità televisiva con la nascita dell’identità artistica. Qui non è così: quando un progetto come le Bambole di Pezza arriva su quel palco, porta con sé anni di concerti, singoli, scelte estetiche e una reputazione costruita nel tempo.
La partecipazione al Festival ha spostato l’attenzione su Cleo perché il suo volto e la sua voce sono diventati immediatamente leggibili anche da chi non seguiva già la band. Ma il punto vero è un altro: il Festival ha reso più visibile una traiettoria che esisteva già, con passaggi forti come il ritorno sui grandi palchi, le collaborazioni e una scrittura sempre più riconoscibile. È il classico caso in cui il mainstream arriva dopo, non prima.
Questa è anche la ragione per cui il suo profilo interessa molto a chi studia la musica italiana: mostra come un’artista possa entrare nel discorso pubblico senza rinunciare alla propria matrice. E mostra pure un fatto semplice, ma spesso ignorato: il pubblico più largo arriva quando l’identità è già stabile, non quando viene costruita in fretta per piacere a tutti.
Se guardo il 2026, vedo dunque una cantante che ha guadagnato attenzione nazionale, ma senza perdere il legame con il live e con la dimensione di band. È una differenza sostanziale, e spiega perché il suo nome continui a circolare oltre la singola apparizione televisiva. Per questo, più che inseguire il momento, conviene osservare i segnali di continuità.
Cosa osservare adesso se vuoi seguire la sua evoluzione
Se vuoi capire dove può andare davvero un’artista come Cleo, io guarderei quattro cose molto concrete. Sono segnali più affidabili del rumore che circonda ogni passaggio televisivo:
- La scrittura: chi firma i brani, come cambiano i temi e quanto resta coerente la linea narrativa.
- Il live: setlist, tenuta vocale, capacità di trasformare ogni data in un’esperienza forte e non replicata meccanicamente.
- Le collaborazioni: ospitate, featuring e incontri con mondi diversi dal punk rock.
- La continuità discografica: singoli, EP e album dicono molto più di una singola esposizione televisiva.
In altri termini, il modo migliore per seguire un profilo come il suo è guardare se l’energia resta legata a una traiettoria, non a un picco. Per ora, la traiettoria c’è: parte da una formazione seria, passa attraverso la ripartenza di una band storica, si rafforza con numeri reali come gli stream e approda a una notorietà più ampia senza perdere la propria direzione. Ed è proprio questa tenuta, più della semplice esposizione, a rendere interessante il percorso di Cleo nel panorama musicale italiano.