Questo articolo mette a fuoco il profilo di uno degli autori più interessanti della nuova scena italiana, tra radici siciliane, crescita a Bologna e una scrittura che unisce cantautorato, rap e sensibilità pop. Ti aiuto a capire chi è, come si è formato, quali tappe hanno costruito il suo percorso e da quali brani conviene partire per coglierne davvero il valore.
I punti chiave da tenere a mente
- Il progetto nasce attorno a Giuseppe Puleo, classe 2003, tra Palermo, Bagheria e Bologna.
- La sua identità musicale si costruisce su chitarra, scrittura diretta e contaminazione tra generi.
- Il debutto arriva con “Vietnam”, poi seguono gli EP “Come Minimo” e “Lalalacrime”.
- Il passaggio decisivo è l’album “Crush”, che consolida un immaginario molto generazionale.
- “INTERNET” allarga il discorso su relazioni, mondo digitale e fatica dei vent’anni.
- Nel 2026 la sua uscita più recente è “Istruzioni”, segnale di un percorso ancora in movimento.

Chi c'è dietro il nome e perché la sua origine conta
L’aspetto più utile, quando si parla di questo artista, non è fermarsi al nome d’arte ma leggere la traiettoria che lo ha costruito. È nato nell’area di Palermo, è cresciuto a Bagheria e oggi vive a Bologna: tre coordinate che spiegano bene il suo equilibrio tra identità locale e orizzonte nazionale. Io trovo che qui stia già una parte della sua forza, perché non cerca di cancellare le origini per sembrare più “centrale”, ma le trasforma in materiale narrativo.
La musica entra presto nella sua vita: chitarra a 15 anni, prime canzoni a 17, una cover band degli Strokes come palestra iniziale. Questo passaggio non è secondario, perché chiarisce il punto d’incontro tra energia rock, scrittura d’autore e attitudine contemporanea. In pratica, non nasce come interprete che improvvisamente scopre il rap o il pop, ma come autore che prende confidenza con la canzone da più angolazioni.
Se voglio leggerlo in modo pulito, lo considero un cantautore della generazione post-indie: uno che ha assorbito la lezione della chitarra e della melodia, ma la usa dentro un linguaggio più vicino alla conversazione, al frammento, al ritmo della vita quotidiana. Per capire dove va il progetto, però, serve guardare al percorso che lo ha portato dai primi singoli ai dischi veri e propri.
Il percorso dai primi singoli al disco d'esordio
Secondo Universal Music, il primo snodo pubblico è “Vietnam”, uscito nel 2021. Da lì il progetto smette di essere una promessa di nicchia e comincia a costruire una presenza riconoscibile, prima con l’EP “Come Minimo”, poi con “Lalalacrime” nel 2022. È una sequenza importante perché mostra una crescita rapida ma non confusa: ogni uscita aggiunge un tassello senza cambiare pelle a caso.
| Fase | Uscita o evento | Perché conta |
|---|---|---|
| Debutto | “Vietnam” | Segna l’ingresso nel circuito discografico e introduce subito una scrittura molto diretta. |
| Primo EP | “Come Minimo” | Definisce il tono iniziale: quotidiano, emotivo, senza artifici inutili. |
| Secondo EP | “Lalalacrime” | Allarga il campo sonoro e fa capire che il progetto non vive di un solo registro. |
| Conferma nazionale | Sanremo Giovani 2022 | La finale con “Sincera” gli dà una platea più ampia e un riconoscimento trasversale. |
| Disco d'esordio | “Crush” | Esce nel 2023 e consolida la sua identità tra indie rock e urban. |
| Fase matura | “INTERNET” | Racconta relazioni, ansia generazionale e dimensione digitale con maggiore ampiezza. |
| Fase più recente | “Istruzioni” | Nel 2026 conferma che il progetto non si è esaurito in una formula iniziale. |
Il passaggio che secondo me cambia davvero il livello è “Crush”, pubblicato il 19 maggio 2023: lì la scrittura non è più soltanto promettente, ma comincia a reggere un disco intero. Anche il live pesa molto, perché nel 2023 il primo tour da solista arriva a tre date e il concerto di Bologna va sold out in tre giorni: sono segnali che dicono qualcosa sul rapporto tra artista e pubblico, non solo sulle cifre.
Questa progressione è utile perché evita un errore tipico: pensare che un nome nuovo esploda di colpo. Qui, invece, si vede una costruzione graduale, fatta di singoli, EP, collaborazioni e palchi. Ed è proprio da questa crescita che si capisce meglio il suo modo di scrivere.
Un suono che tiene insieme chitarra, rap e scrittura generazionale
La definizione più corretta, per come lo leggo io, è quella di autore ibrido. La sua musica tiene insieme cantautorato, rap, indie rock e una certa lucidità pop, senza appoggiarsi a una sola etichetta. Il punto non è fare il genere più “puro”, ma usare il genere come strumento narrativo. In questo senso, il suo lavoro è molto contemporaneo: la forma cambia, ma il centro resta la canzone.
Ci sono almeno quattro tratti che ricorrono spesso:
- La centralità del vissuto, con testi che partono da relazioni, insicurezze, amici, notti storte e piccoli inciampi quotidiani.
- La mescolanza dei registri, dove la linea melodica convive con un fraseggio più vicino al rap o al parlato.
- Il gusto per la normalità raccontata bene, cioè la capacità di rendere interessanti situazioni che, sulla carta, sarebbero ordinarie.
- La tensione tra ironia e vulnerabilità, che evita sia il melodramma sia la posa da duro.
Il tema che ritorna più spesso è quello della generazione che vive tra connessione e disorientamento. In “INTERNET”, per esempio, il digitale non è solo uno sfondo: diventa il luogo in cui nascono, si consumano e si deformano i rapporti. È una lettura molto efficace della sua epoca, perché non moralizza il presente e non lo mitizza; lo osserva e basta, con una certa onestà.
Questa qualità, a mio avviso, lo distingue da tanti autori che puntano tutto sull’effetto immediato. Qui la scrittura vuole restare, non soltanto colpire. E per accorgersene davvero conviene ascoltare alcuni brani chiave con un ordine preciso.
Da quali brani partire per capirlo davvero
Se dovessi consigliare un percorso d’ascolto essenziale, io partirei da pochi titoli ben scelti, non da una playlist casuale. L’idea è capire come evolve il progetto, non solo accumulare singoli. Ecco i passaggi che mi sembrano più utili:
| Brano o progetto | Cosa ascoltare | Perché è utile |
|---|---|---|
| “Vietnam” | L’innesco iniziale | Fa vedere subito la direzione: chitarra, immediatezza, racconto personale. |
| “Sincera” | La scrittura emotiva | È uno dei pezzi che chiariscono meglio il suo rapporto con fragilità e sincerità. |
| “One more time” | La maturazione del tono | Mostra un passo avanti nella forma canzone e prepara il terreno al disco d’esordio. |
| “Crush” | L’album nella sua interezza | È il punto in cui il progetto si compatta e diventa pienamente leggibile. |
| “INTERNET” | La dimensione generazionale | Qui emerge il racconto più ampio: relazioni, futuro, solitudine, amici, schermi. |
| “404 (una canzone de I Cani)” | Il dialogo con una tradizione recente | Fa capire come l’artista lavori anche per rimandi e riscritture del proprio immaginario. |
| “Istruzioni” | La fase più aggiornata | È la release più recente disponibile nel 2026 e conferma continuità, non ripetizione. |
Su Spotify, infatti, l’uscita più recente è “Istruzioni”: un dettaglio semplice, ma utile per capire che il percorso non si è fermato alla buona ricezione di un album o a un momento fortunato. Se aggiungo le collaborazioni, il quadro si allarga ancora: nomi come Laila Al Habash, Fulminacci, Mecna e centomilacarie dicono che il progetto non vive chiuso in una sola nicchia. E questo, per un artista italiano giovane, pesa molto più di quanto sembri.
Con questi riferimenti, il percorso si legge in modo molto più preciso. Resta un’ultima domanda: come guardare oggi al suo lavoro senza ridurlo all’etichetta di “nuova promessa” o di “artista indie” e basta?
Per leggere il progetto nel 2026 senza fermarsi all'etichetta indie
La cosa che mi interessa di più, oggi, è non trattarlo come un semplice nome di passaggio. Il suo valore sta nella capacità di raccontare una condizione precisa: quella di chi è cresciuto dentro una lingua musicale già ibrida e non sente il bisogno di scegliere tra chitarra, flow e pop. In pratica, non cerca di sembrare vecchio per essere credibile, né troppo levigato per piacere a tutti.
Se vuoi leggere bene la sua traiettoria, il criterio migliore è uno solo: ascoltare i progetti interi, non soltanto i singoli che girano di più. È nei passaggi tra una traccia e l’altra che si capisce quanto contino l’ordine, il tono e la tenuta narrativa. Io, al suo posto, non cercherei l’effetto virale a ogni costo: cercherei piuttosto di far crescere il lessico emotivo, perché è lì che il progetto può diventare più solido.
In sintesi pratica, il modo migliore per avvicinarsi al suo lavoro è questo: partire da “Crush”, passare a “INTERNET”, tornare ai primi EP e ascoltare come cambiano voce, scrittura e prospettiva. Se lo fai così, il ritratto smette di essere generico e diventa quello di un autore che ha ancora margine di crescita, ma ha già una direzione leggibile e riconoscibile.