Mara Oscar Cassiani è una delle voci più interessanti della scena italiana tra performance, coreografia e nuovi media. Il suo lavoro non usa il digitale come semplice scenografia: lo trasforma in materia viva, tra avatar, rituali pop, club culture e immaginari nati dentro e contro internet. Qui trovi un profilo chiaro della sua ricerca, delle opere da conoscere e del motivo per cui il suo percorso conta ancora oggi.
I punti essenziali da sapere subito
- Lavora tra performance, coreografia, linguaggi digitali e cultura del club.
- È conosciuta anche come MOC, un alias che accompagna la sua pratica artistica.
- La sua ricerca ruota attorno a internet, avatar, rituali contemporanei e critica del capitalismo digitale.
- Opere come SPIRIT e Ai Love, Ghosts and Uncanny Valleys aiutano a leggere bene il suo percorso.
- Nel 2026 il suo nome resta presente in contesti internazionali tra installazioni ed esposizioni.
- La chiave di lettura migliore non è solo estetica: conta il rapporto tra corpo, rete e pubblico.
Chi è Mara Oscar Cassiani e perché conta nella scena artistica italiana
La prima cosa da chiarire è semplice: Cassiani non è una figura da leggere con gli strumenti del profilo biografico tradizionale e basta. È un’artista italiana attiva tra performance, coreografia, media digitali e club culture, e il suo lavoro si muove con naturalezza fra scena, schermo e spazio collettivo. Io la considero interessante proprio per questo: non separa mai davvero il corpo dalla rete, né la presenza dal dispositivo che la media.
Nel contesto italiano, il suo nome conta perché intercetta una linea di ricerca molto precisa: quella di un’arte performativa che assorbe lessico internet, sottoculture, identità fluide e forme di ritualità contemporanea. Non si limita a rappresentare l’epoca digitale; la mette in crisi, la teatralizza e la fa reagire davanti al pubblico. Ed è lì che il suo lavoro smette di sembrare “solo contemporaneo” e diventa, in realtà, molto più specifico e leggibile. Per capire come, però, conviene entrare nel suo linguaggio.
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Il suo linguaggio tra performance, coreografia e cultura digitale
Io la leggo come un’artista che usa il corpo come interfaccia. Non è una formula elegante: è proprio il modo più chiaro per descrivere il suo metodo. Il gesto, la postura, la composizione della scena e il flusso visivo lavorano insieme come se fossero parti di una sola grammatica.
| Asse del lavoro | Cosa significa in pratica | Perché è importante |
|---|---|---|
| Performance e coreografia | Il movimento non serve solo a “decorare” la scena, ma costruisce senso e ritmo. | Il corpo diventa linguaggio, non semplice presenza fisica. |
| Nuovi media | L’opera vive anche in ambienti digitali, registrati o mediati. | La fruizione non finisce davanti al palco: continua nello schermo e nella memoria visiva. |
| Cultura del club | Rave, clubbing e immaginario notturno entrano nella costruzione dell’opera. | La dimensione collettiva diventa parte del significato, non solo del formato. |
| Linguaggi internet | Meme, avatar, estetiche pop e codici del web attraversano la composizione. | Il digitale non appare come tema esterno, ma come ambiente mentale. |
Quello che mi interessa, qui, è la doppia natura del suo lavoro: da una parte c’è l’impatto visivo, spesso molto forte; dall’altra c’è una riflessione molto concreta su come oggi si costruiscano identità, rituali e desideri. Quando una performance riesce a tenere insieme queste due cose senza semplificarle, allora smette di essere esercizio di stile. E a quel punto emergono con più chiarezza anche i temi che Cassiani continua a riprendere.
I temi che tornano in quasi tutti i suoi lavori
Il punto, per me, è che Cassiani non parla mai solo di tecnologia: parla di come la tecnologia ci modella. Da lì si aprono alcuni nuclei ricorrenti che aiutano a leggere il suo percorso senza ridurlo a una somma di estetiche accattivanti.
Avatar e identità
Uno dei fili più forti è la costruzione dell’io attraverso figure, maschere e avatar. Nei suoi lavori l’identità non è mai stabile: viene montata, filtrata, esposta e reimmaginata. È una scelta precisa, perché racconta un presente in cui la soggettività è sempre più negoziata tra desiderio personale e immagini condivise.
Rituali contemporanei
Molte sue opere sembrano partire da una domanda semplice: quali rituali ci sono rimasti? La risposta non riguarda solo il teatro o la danza, ma anche i comportamenti che nascono online, nei feed, nelle community e nelle culture di club. Io trovo questo passaggio decisivo, perché sposta il discorso dal “postare immagini” al capire come si costruisce una comunità temporanea attorno a quelle immagini.
Desiderio, consumo e burnout
Un altro elemento centrale è il rapporto fra desiderio e capitalismo. Cassiani lavora spesso con un immaginario che mescola seduzione, accumulo visivo, consumo e saturazione. In questo senso il suo lavoro parla molto bene anche della stanchezza contemporanea: quella sensazione di essere sempre connessi, sempre esposti, sempre un po’ in ritardo rispetto al flusso.
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Intelligenza artificiale e relazioni
Qui il discorso si fa ancora più attuale. Nei progetti recenti l’artista affronta il rapporto tra persone e AI come una questione affettiva, politica e persino economica. Non si limita a chiedere se una macchina possa imitare una relazione: chiede cosa succede quando affidiamo alla macchina il ruolo di compagnia, specchio, promessa o sostituto. È una linea molto forte, perché evita il tecnicismo e arriva subito al nodo umano.
Se queste sono le coordinate teoriche, allora i lavori più importanti diventano molto più facili da collocare. E sono proprio quelli che consiglierei di guardare per primi.
Le opere che aiutano a capirla davvero
Se vuoi entrare nel suo universo senza perderti, io partirei da quattro passaggi chiave. Non sono gli unici, ma sono tra i più utili per capire come si è sviluppata la sua ricerca.
- SPIRIT - è uno dei lavori che hanno reso più visibile il suo linguaggio performativo e le sue connessioni con la ritualità contemporanea. Il riconoscimento ottenuto nel contesto di Romaeuropa ha confermato che non si trattava di un esperimento isolato, ma di una poetica già matura.
- NUOVO HABITAT - qui il tema dell’ambiente, fisico e mentale, diventa centrale. Il titolo dice già molto: non si parla solo di uno spazio, ma del modo in cui abitiamo immagini, corpi e relazioni in trasformazione.
- Ai Love, Ghosts and Uncanny Valleys - è il progetto che più chiaramente porta il suo lavoro dentro la questione dell’AI. Il punto forte non è l’effetto futuristico, ma la domanda su affetto, ghosting, controllo e dipendenza relazionale.
- From the Ashes of the Burnout Machines - la presenza di questo lavoro nei programmi del 2026 mi sembra un segnale coerente: la ricerca continua a spostarsi verso il rapporto tra macchine, fatica e immaginari post-produttivi.
Messi in sequenza, questi lavori raccontano una traiettoria abbastanza chiara: dal rituale alla rete, dalla comunità al dispositivo, fino alla questione sempre più urgente della presenza umana dentro ambienti automatizzati. Ed è qui che spesso nasce un equivoco di lettura, che vale la pena sciogliere.
Come leggere il suo lavoro senza ridurlo a estetica internet
Molti si fermano alla superficie pop, ai colori, ai riferimenti meme o alla forte componente visuale. È comprensibile, ma è una lettura incompleta. Il suo lavoro usa quell’immaginario, non si esaurisce in esso.
| Segnale visivo | Lettura corretta | Errore comune |
|---|---|---|
| Estetica kitsch o pop | Serve a parlare di desiderio, seduzione e consumo di immagini. | Pensare che sia solo ironia visiva. |
| Atmosfera da club o da rave | Costruisce un’esperienza collettiva, quasi rituale. | Considerarla una semplice scenografia notturna. |
| Presenza online e offline insieme | Mostra come la performance si estenda oltre il momento dal vivo. | Trattare il digitale come materiale secondario. |
| Uso di AI e avatar | Interroga relazione, controllo, affetto e rappresentazione. | Leggere tutto come moda tecnologica. |
La differenza, secondo me, sta qui: l’estetica non è il fine, è il veicolo. Se la guardi solo per l’impatto visivo, perdi metà del lavoro; se la guardi solo come discorso teorico, perdi la sua forza scenica. Il suo valore sta esattamente nella tensione fra queste due dimensioni. E questa tensione è uno dei motivi per cui il suo percorso resta così attuale nel 2026.
Perché il suo percorso resta attuale nel 2026
Nel 2026 Cassiani continua a essere leggibile come un’artista che ha intercettato in anticipo alcune delle questioni più forti del presente: AI, identità mediate, burnout, rituali digitali e frammentazione del pubblico. Non è poco, perché molte pratiche artistiche arrivano su questi temi in modo illustrativo; qui, invece, la ricerca li attraversa dall’interno.
A me interessa soprattutto questo: il suo lavoro non prova a “spiegare” il digitale in modo didascalico, ma mostra cosa succede quando il digitale diventa ambiente emotivo e culturale. È una differenza sostanziale. La prima strada produce spesso arte decorativa o concettualmente prevedibile; la seconda apre invece a una lettura più viva del presente, anche quando il materiale sembra volutamente caotico o sovraccarico.
In più, il fatto che i suoi progetti compaiano in contesti internazionali e in programmi curatoriali diversi conferma che non stiamo parlando di una presenza locale o di nicchia. Il suo lavoro si muove bene dentro una scena transnazionale proprio perché usa codici riconoscibili, ma li rielabora in modo molto personale. La prossima domanda, allora, non è tanto “chi è”, ma “dove guardare per seguirne davvero l’evoluzione”.
Dove guardare per seguirne il lavoro con il giusto contesto
Se vuoi seguire Cassiani in modo sensato, io non mi fermerei ai post o alle immagini isolate. Le sue opere prendono forma soprattutto in contesti di performance, festival, residenze e programmi curatoriali, cioè in ambienti dove il lavoro può essere visto nel suo formato giusto.
- Guarda i programmi di festival dedicati a performance e arti digitali.
- Segui le residenze e i progetti espositivi che uniscono corpo, tecnologia e ricerca curatoriale.
- Presta attenzione agli incontri pubblici e ai talk: spesso chiariscono la logica del lavoro più di una singola immagine.
- Considera i materiali video come supporto utile, ma non come sostituto completo della performance dal vivo.
Se c’è una chiave semplice per leggere il percorso di Cassiani, è questa: non cercare una biografia lineare, ma una costellazione di lavori che tengono insieme corpo, rete e rituale. È lì che il suo profilo diventa davvero leggibile, ed è lì che continua a parlare con forza alla scena artistica italiana contemporanea.