Theø dei La Sad è uno di quei casi in cui una figura artistica va letta su due livelli: il personaggio pubblico e il lavoro musicale che gli sta dietro. In questo articolo chiarisco chi è, da dove arriva, come si è costruita la sua identità dentro il trio milanese e perché il suo nome conta per capire una certa evoluzione del pop punk italiano. Chi cerca Theo La Sad di solito vuole andare oltre il volto riconoscibile e capire che cosa ha reso questo progetto così visibile e discusso.
Una figura utile per leggere la nuova onda emo italiana
- Theø è il nome d’arte di Matteo Botticini, musicista bresciano con un percorso nato tra rock estremo, trap e pop punk.
- Con Plant e Fiks fonda La Sad a Milano nel 2020, dando forma a un trio con un’identità molto netta.
- Il progetto funziona perché unisce melodie immediate, estetica forte e testi centrati su disagio, relazioni e autocritica.
- Sanremo 2024 ha allargato molto la sua visibilità, ma non ha cambiato la natura di fondo del progetto.
- Per capirlo davvero conviene ascoltare i brani chiave nell’ordine giusto, non fermarsi al solo singolo più noto.

Chi è Theø e perché conta nei La Sad
Theø, all’anagrafe Matteo Botticini, arriva da Brescia e porta dentro il progetto una base musicale molto più ampia di quanto faccia pensare l’estetica colorata del trio. Prima dei La Sad ha attraversato ambienti diversi, dal metalcore alla trap, e questa stratificazione si sente ancora oggi nel modo in cui canta, scrive e costruisce i ritornelli. Non è solo “la voce” della band: è uno degli elementi che tengono insieme la parte più ruvida e quella più melodica del suono.
Il punto, per me, è questo: senza il suo percorso precedente i La Sad avrebbero avuto un colore diverso. La sua esperienza precedente rende credibile il passaggio tra aggressività, apertura pop e fragilità emotiva. Per capire come sia arrivato a questa sintesi, però, bisogna guardare ai passaggi che lo hanno formato davvero.
Dal metalcore alla trap, fino alla svolta pop punk
La traiettoria di Theø non è lineare, ed è proprio per questo che funziona. Non nasce dentro una sola scena, ma dentro un’idea più mobile di musica, dove il confine tra generi si può spostare senza perdere identità. Prima arriva l’impatto del rock più duro, poi la scrittura più diretta della trap, infine la scelta di un linguaggio pop punk che tiene insieme tutto il resto.
| Fase | Progetto | Che cosa lascia nel suo stile |
|---|---|---|
| Origine rock | Upon This Dawning | Voce più ruvida, attitudine da palco, sensibilità per i riff e per l’energia fisica dei brani |
| Passaggio intermedio | Danien & Theø | Scrittura più immediata e attenzione al formato breve, con un linguaggio più vicino alla cultura urban |
| Sintesi attuale | La Sad | Unione di emo, pop punk, trap e immaginario generazionale con un’identità visiva molto forte |
Questa evoluzione conta perché spiega il vero tratto distintivo del trio: non sembra un’operazione costruita a tavolino, ma un punto di arrivo naturale. Da qui si capisce anche perché i La Sad non suonino come una semplice imitazione di modelli esteri, pur richiamando un’estetica internazionale.
Perché i testi funzionano e dove possono dividere
I brani guidati da Theø puntano su una scrittura molto frontale. I temi tornano spesso e non per caso: solitudine, depressione, relazioni tossiche, disillusione, rabbia, bisogno di appartenenza. È un lessico emotivo coerente con il pop punk e con l’emo contemporaneo, ma tradotto in un italiano diretto, quasi colloquiale, che arriva subito a chi ascolta.
Qui c’è il loro punto di forza, ma anche il limite possibile. Quando una cifra stilistica è così riconoscibile, rischia di sembrare ripetitiva a chi cerca sfumature più classiche o una scrittura cantautorale più allusiva. Io però credo che il progetto vada valutato per ciò che vuole essere: non una lezione di sottigliezza, ma un contenitore di urgenza emotiva. Il ritornello, cioè il hook che ti resta in testa, è spesso costruito proprio per questo effetto di impatto immediato.- Punto forte: immediatezza emotiva e messaggi facili da riconoscere.
- Punto debole: chi cerca complessità narrativa può percepire una certa ripetizione.
- Effetto reale: il pubblico giovane si identifica velocemente, perché il linguaggio sembra parlare senza filtri.
È un equilibrio delicato, ma spiegabile: i La Sad non cercano di piacere a tutti, e questa scelta li rende più leggibili come progetto. Per questo vale la pena passare ai brani che mostrano meglio la loro evoluzione.
I brani da cui partire per capire davvero il progetto
Se vuoi capire Theø senza fermarti alla superficie, conviene ascoltare pochi pezzi ma in ordine sensato. Il repertorio dei La Sad non va consumato come una playlist casuale: alcuni brani funzionano da manifesto, altri mostrano la maturazione del suono, altri ancora aprono al pubblico più ampio che li ha incontrati negli ultimi anni.
| Brano o disco | Anno | Perché ascoltarlo |
|---|---|---|
| Summersad | 2020 | È il primo segnale del progetto e fa capire subito l’identità emo-pop punk del trio. |
| Sto nella Sad | 2022 | Racchiude la fase in cui il linguaggio del gruppo si struttura davvero, tra melodia e attitudine. |
| Toxic | 2023 | È uno dei brani che ha allargato il pubblico e mostra bene la loro capacità di scrivere un ritornello forte. |
| Autodistruttivo | 2024 | Segna la svolta di visibilità legata a Sanremo e mette in primo piano il lato più diretto del progetto. |
| Odio la Sad | 2024 | Consolida il linguaggio della band e rende più evidente il loro rapporto con autoironia e autoanalisi. |
Se devo scegliere una sola chiave di lettura, direi che il valore sta nella progressione: dai primi pezzi più istintivi fino ai brani più esposti dal punto di vista mediatico. Ed è proprio questa progressione che rende utile osservare anche il loro lato visivo e performativo.
Estetica, palco e il motivo per cui divide così tanto
Nel caso di Theø, l’immagine non è un accessorio. Capelli, colori, abiti, postura scenica e social persona fanno parte dello stesso racconto musicale. Questo non significa che tutto sia marketing: significa piuttosto che il linguaggio del gruppo passa anche da lì, perché il pop punk ha sempre avuto un rapporto stretto con l’estetica. Qui la provocazione non è fine a sé stessa, ma funziona come segnale di appartenenza e di rottura rispetto al pop più levigato.
Allo stesso tempo, è proprio questa esposizione a dividere. Chi li segue vede coerenza; chi li osserva da fuori rischia di leggere solo una forte superficie visiva. La differenza, però, la fanno i concerti e la tenuta dei pezzi: se la canzone resta in piedi senza l’immagine, il progetto ha sostanza. Se no, resta un’idea. Nel loro caso, la sostanza c’è, ed è una delle ragioni della loro tenuta nel tempo.
Capire Theo La Sad significa quindi capire come si costruisce oggi una figura musicale che vive tra musica, segno visivo e identità generazionale. Per questo il passo successivo non è chiedersi solo chi sia, ma come seguirne l’evoluzione senza fermarsi al solo personaggio.
Per seguirlo bene conta guardare oltre l’effetto immediato
Nel 2026 la cosa più intelligente da fare non è cristallizzare Theø in un’etichetta unica, ma osservarne i movimenti. Il suo percorso ha già mostrato una capacità rara di attraversare linguaggi diversi senza perdere riconoscibilità, e questo resta il dato più interessante per chi studia la nuova scena italiana.
- Ascolta le uscite in ordine, perché il progetto si capisce meglio per stratificazione che per singolo isolato.
- Guarda come cambia la scrittura, soprattutto quando il tono si fa più asciutto o più melodico.
- Osserva i live, perché è lì che si vede se l’energia del personaggio regge davvero come forma musicale.
- Non separare troppo immagine e contenuto, perché nei La Sad le due cose si sostengono a vicenda.
Se devo chiudere con una nota pratica, direi che la lettura migliore è questa: Theø non è importante solo perché si fa notare, ma perché ha contribuito a normalizzare in Italia un’idea di pop punk emotivo, imperfetto e molto riconoscibile. Ed è proprio da lì che vale la pena continuare ad ascoltarlo.