I punti che contano davvero nel suo profilo
- La sua identità artistica nasce a Napoli, con una formazione vocale e jazz molto concreta.
- Il primo salto di visibilità arriva con il progetto Greta & The Wheels, fondato nel 2017.
- Il suo suono unisce brit folk, cantautorato italiano e una sensibilità melodica misurata.
- La svolta mediatica passa anche da Sanremo 2021 con Ogni cosa sa di te.
- Collaborazioni con artisti come Damien Rice, Diodato e Max Gazzè hanno ampliato il suo raggio d’azione.
- Il suo percorso non si limita al palco: si muove anche tra diritti umani e cinema d’autore.
La traiettoria di Greta Zuccoli parte da una formazione molto concreta
La cosa che mi colpisce, quando si osserva il suo percorso, è che non c’è mai l’idea della voce “arrivata per caso”. La sua crescita passa da studio, ascolto e pratica: a 14 anni inizia con il canto moderno, poi approfondisce il jazz al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli. Questo dettaglio pesa più di quanto sembri, perché spiega una caratteristica che si sente subito nei suoi brani: il controllo.
Una voce con una base tecnica forte non serve solo a cantare “bene”. Serve a scegliere quando spingere, quando restare in sottrazione e quando lasciare spazio al testo. Nel suo caso la formazione non produce rigidità, ma una forma di eleganza espressiva molto credibile. È anche per questo che, fin dall’inizio, la sua immagine non è quella della semplice interprete: Zuccoli appare come un’artista che sa dove vuole andare.
La biografia di OTR Live la descrive come cantautrice, polistrumentista e artista poliedrica, e la definizione regge bene se si guarda al modo in cui ha costruito i primi passi. Da qui si capisce anche perché la sua evoluzione non sia stata mai lineare in senso banale, ma piuttosto stratificata, fatta di passaggi successivi. E proprio da questa base nasce il suo linguaggio musicale.

Dal brit folk al cantautorato, il suo suono non cerca scorciatoie
Io la leggo come un’artista che lavora per sottrazione. Nei suoi brani non c’è la smania di riempire ogni spazio con arrangiamenti vistosi o con una vocalità eccessiva. Al contrario, il punto forte sta nella tensione tra delicatezza e precisione. Le influenze brit folk sono evidenti nell’atmosfera, ma non restano mai un semplice riferimento estetico: diventano un modo di costruire il brano, di tenere insieme apertura melodica e intimità.
Dentro questo impianto si sente anche il passaggio dal jazz: non come sfoggio tecnico, ma come attenzione alla dinamica, al respiro e alle sfumature. È una differenza importante, perché in molti casi il jazz viene citato in modo generico; qui invece la matrice tecnica serve davvero a reggere la scrittura. La cantautrice non canta per impressionare, canta per dare peso alle parole e alla linea melodica.
- Brit folk, per l’atmosfera ariosa e un certo gusto per il racconto emotivo.
- Cantautorato italiano, per l’attenzione al testo e alla chiarezza narrativa.
- Jazz, per il controllo del fraseggio e della dinamica vocale.
Questo mix funziona perché non è costruito come un collage di generi, ma come un’identità unica. E quando un profilo artistico è coerente, le tappe della carriera diventano più leggibili: non sembrano episodi isolati, ma passaggi che hanno preparato il resto.
Le tappe che hanno allargato il suo pubblico
Se metto in fila i passaggi decisivi, il quadro diventa molto chiaro. La crescita di Zuccoli non dipende da un solo evento, ma da una sequenza di occasioni sfruttate con intelligenza. La scheda Rai dedicata a Sanremo 2021 la inserisce tra le Nuove Proposte con Ogni cosa sa di te, ma quella presenza arriva dopo anni di lavoro, collaborazioni e sperimentazione.
| Fase | Cosa succede | Perché conta |
|---|---|---|
| Formazione iniziale | Studio del canto moderno e del jazz a Napoli | Dà solidità tecnica e consapevolezza vocale |
| 2017 | Fonda Greta & The Wheels | Definisce un primo progetto riconoscibile, legato al brit folk |
| Incontro con Damien Rice | Viene notata e portata sul palco dall’artista irlandese | Segna un riconoscimento importante anche fuori dall’Italia |
| Tour con Diodato | Entra nella sua band per l’estate 2020 | La mette dentro un contesto live molto esigente |
| Sanremo 2021 | Partecipa con Ogni cosa sa di te | La porta su un palco centrale per il pubblico italiano |
| Collaborazioni successive | Lavora con Max Gazzè e per il cinema d’autore | Allarga il suo profilo oltre la dimensione da singolo |
Collaborazioni e progetti che raccontano meglio di un’etichetta
Damien Rice è stato un primo segnale di attenzione internazionale, ma non solo perché si tratta di un nome importante. Conta soprattutto il tipo di relazione artistica: Rice appartiene a una tradizione in cui la voce è narratore, non ornamento. Il fatto che Zuccoli sia stata intercettata da lui dice molto sulla natura della sua espressività.
Con Diodato il discorso cambia, ma non perde coerenza. Entrare in una band da tournée significa reggere tempi, contesti e pressione dal vivo. È una scuola diversa rispetto al lavoro in studio, perché costringe a misurarsi con la tenuta del repertorio e con il pubblico serale, senza il filtro della produzione. Per un’artista in crescita, questo passaggio vale moltissimo.
Il duetto con Max Gazzè, Il vero amore, aggiunge un altro livello: la capacità di stare in una scrittura più popolare senza perdere identità. E poi c’è il lavoro con il cinema, che per me è un indicatore interessante. Quando una voce viene scelta per accompagnare immagini e non soltanto per sostenere un singolo, significa che possiede atmosfera, profondità e una qualità interpretativa che va oltre il formato radiofonico.
- Con Damien Rice emerge la sua affinità con una scrittura essenziale e introspettiva.
- Con Diodato si rafforza la sua dimensione live e professionale.
- Con Max Gazzè mostra duttilità dentro un linguaggio più pop e condiviso.
- Nel cinema d’autore porta una voce adatta a raccontare atmosfere, non solo a chiudere un ritornello.
Questa varietà non va letta come dispersione. Al contrario, mostra un profilo che sa muoversi senza perdere centro. E proprio da qui si arriva alla domanda più utile per chi segue la musica italiana: che cosa rappresenta davvero il suo percorso oggi?
Perché il suo percorso pesa nella nuova canzone italiana
La risposta, secondo me, è che il suo caso smentisce l’idea secondo cui per emergere basti una buona canzone o un’esposizione improvvisa. Zuccoli mostra un modello più credibile: studio, identità, live, collaborazione, poi ampliamento del linguaggio. È un percorso che richiede tempo, ma restituisce una presenza più solida. In un panorama spesso affollato da proposte simili, questa solidità è già una distinzione.
Se vuoi capirla davvero, il modo migliore non è cercare un’unica etichetta, ma ascoltare come cambia il suo modo di abitare la canzone. In Ogni cosa sa di te emerge la sua capacità di stare dentro un brano emotivo senza scivolare nel manierismo; in Il vero amore si vede come dialoga con un altro autore senza smarrire il proprio timbro; nei lavori più recenti si percepisce una scrittura sempre più intima, quasi più concentrata sulla precisione del sentimento che sull’effetto immediato.
Per questo, se devo lasciare un’indicazione pratica a chi la incontra per la prima volta, direi di partire proprio da questi tre passaggi: il brano sanremese, il duetto con Gazzè e il lavoro per il cinema. Insieme raccontano meglio di qualsiasi definizione chi è davvero questa artista: una voce che non insegue il rumore, ma costruisce presenza, dettaglio dopo dettaglio.